Evoluzione e rivoluzione – L’alba del pianeta delle scimmie – Recensione

Cercando una cura per il morbo di Alzheimer l’azienda farmaceutica Gen-Sys sperimenta un farmaco su un gruppo di scimpanzè. Il farmaco sviluppa l’inteliggenza degli scimpanzè a livelli quasi umani. Uno di essi, denominato Occhiluminosi, diviene aggressivo è viene ucciso. Steven Jacobs (David Oyelowo) ordina di sospendere le ricerche e di eliminare tutte le cavie. Tuttavia gli scenziati Will Rodman (James Franco) e Robert Franklin (Tyler Labine) trovano un cucciolio di scimpanzè nella gabbia di Occhiluminosi e, disobbedendo agli ordini, lo portano a casa di Will. Lo scimpanzè, denominato Cesare, mostra un’intelligenza pari se non superiore a quella umana, tuttavia la convivenza con la famiglia di Will è pacifica, fino a quando la Gen-Sys non nè scopre l’esistenza e decide di catturarlo. Rinchiuso in un centro assieme ad altre scimmie Cesare guiderà la rivolta contro i loro persecutori.

Dopo il remake di Tim Burton del 2001, ecco un reboot della serie. Tuttavia il film non è un rifacimento dell’intera saga (che conta ben cinque film) ma un remake del terzo e del quarto film della serie, ovvero Fuga dal pianeta delle scimmie e 1999:Conquista della Terra. Infatti nel film si parla della scomparsa della nave Icarus, la nave del primo film del 1968. Idea originale quindi e di non facile realizzazione, infatti il regista Ruper wyatt centra in parte il bersaglio.

Infatti se da un lato vi sono le ottime interpretazioni del cast degli attori, in particolar modo di James Franco (Harry Ousborne in Spiderman), le ottime musiche e delle buone trovate visive (la scena sul Gloden Gate di San Francisco è da antologia) e il messaggio contro la tortura e la crudeltà dell’uomo non sono banali. Tuttavia il film non riesce a nascondere la scontatezza della trama e qualche personaggio stereotipato fino all’inverosimile, come l’ovviamente avido e stupido Jacobs incapace di vedere il pericolo sia delle scimmie che della nuova cura. Già detto che un film del genere era difficile da girare, tuttavia forse altre scelte registiche potevano mostrare dei colpi di scena o simili.

Nel complesso L’alba del pianeta delle scimmie è un’occassione in parte sprecata. Si lascia vedere per le ottime trovate visive inoltre è ottimo per chi volesse una riletture nuova della serie del Pianeta delle scimmie (sconsiglio comunque di leggere il romanzo originale di Pierre Boulle) ma pecca un poco di originalità. Peccato perchè ci si poteva trovare di fronte ad un film imperdibile per chiunque sia un amante del cinema di fantascienza (ma anche del film originale). Cosi com’è il film di Wyatt rimane un buon film ma che diffilcilmente si rivedrà dopo averlo visto una prima volta.

Curiosità:

I titoli italiano del quarto e del quinto film della serie sono fuorvianti. I titoli italiani sono 1999:Conquista della Terra e Anno 2670 Ultimo atto  mentre i film sono ambientati rispettivamente nel 1991 e nel 2001.


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